La chirurgia dei disturbi respiratori del sonno o delle apnee notturne, definita roncochirurgia, arriva a modificare le cause che hanno generato l’instaurarsi della patologia dove la prevenzione e i rimedi di vario tipo hanno fallito.

La prevenzione ancora una volta rappresenta il cardine di ogni tipo di patologia: in questo specifico ambito la prevenzione è rappresentata soprattutto dal controllo del peso corporeo, da una buona igiene del sonno, dalle corrette abitudine alimentari nelle ore che precedono il risposo, dall’astensione da attività voluttuarie come fumare e consumare alcolici.

Talora tutto ciò non è sufficiente per contenere il presentarsi dei disturbi respiratori del sonno soprattutto quando le cause risiedono in difetti anatomici della struttura della via aerea superiore. Ancora una volta la corretta diagnosi si rivela il punto decisivo per una corretta decisione terapeutica: alcuni pazienti possono beneficiare della prevenzione e dei presidi meccanici contro il russamento e apnee ma altri pazienti, proprio quando le cause della patologia sono rappresentate da difetti o modifiche dell’anatomia della via aerea superiore, possono beneficiare solo della chirurgia.

Gli atti chirurgici rappresentano per molti quindi i rimedi ultimi di un processo diagnostico e terapeutico rivolti hai diversi punti di restringimento o malfunzionamento della via aerea superiore. La chirurgia può essere quindi indirizzata alla struttura nasale, al palato e al faringe, alla regione della base linguale, all’epiglottide, alla struttura scheletrica della mandibola, al mascellare superiore o alla trachea. Gli atti chirurgici possono essere eseguiti singolarmente o in combinazione a seconda dei casi; in questo caso si parla di chirurgia multilivello.

Si può quindi considerare la chirurgia come un importante mezzo di trattamento dei disturbi respiratori del sonno laddove la corretta prevenzione e la giusta applicazioni dei rimedi alternativi in relazione alle cause (come i dispositivi di avanzamento mandibolare o i dispositivi per la terapia posizionale) non trovano la loro efficace applicazione.