Nella chirurgia del russamento o roncochirurgia, al primo posto in termini di frequenza di esecuzione si trova la chirurgia dei turbinati (inferiori).

I turbinati sono una struttura cilindrica posizionata orizzontalmente nella fossa nasale costituita da tessuto elastico con proprietà di risposta agli stimoli esterni e alle dinamiche respiratorie. Per vari motivi (es. rinite allergica, rinite vasomotria ecc) i turbinati possono ingrandirsi nel tempo e ridurre la loro capacità di ritornare elasticamente alle condizioni originali riducendo così lo spazio respiratorio. In caso di mancata risposta alle cure adeguate, si rende necessario ricorrere a questa metodica ambulatoriale.

La chirurgia dei turbinati, quando si esegue isolatamente, è una procedura eseguibile in anestesia locale e non necessita di alcun tamponamento. Ci sono diverse tecniche che si possono utilizzare a questo scopo: le radiofrequenze (RF), il coblator, la risonanza molecolare quantica, il laser a diodi ecc. Il nostro gruppo utilizza le radiofrequenze ormai da molti anni con successo; tra i primi ad impiegare le radiofrequenze in ambito roncochirurgico sono stati i colleghi della Stanford University in California. Dopo le prime esperienze, l’uso si è diffuso grazie alla semplicità d’uso e ai buoni risultati.

Le radiofrequenze vengono prodotte da un generatore dedicato e diffuse al tessuto dei turbinati attraverso un sottile agoelettrodo. La procedura viene preceduta dall’applicazione di anestetico locale mediante cotonoidi sulla superficie del turbinato inferiore. Dopo circa 20 minuti il tessuto nasale è completamente anestetizzati e pronto a ricevere l’energia delle radiofrequenze.

All’interno del tessuto dei turbinati le radiofrequenze inducono un’agitazione ionica cellulare con un modico incremento della temperatura determinando una denaturazione proteica (vacuolizzazione) con conseguente produzione di edema locale (gonfiore) a cui segue una trasformazione del tessuto elastico in tessuto fibroblastico e successiva retrazione cicatriziale. In poche parole il tessuto dei turbinati in poche settimane si riduce drasticamente lasciando più spazio al flusso nasale.

I vantaggi di questa metodica sono molteplici:

  • la possibilità di esecuzione in anestesia locale e senza tamponi,
  • un danno termico minimo (rispetto per es. al laser) con conseguente ridotto rischio di complicazioni,
  • assenza di dolore post-operatorio,
  • esecuzione in un’unica seduta con possibilità di ripetizione della stessa a distanza di tempo in caso di recidiva del problema o in caso di incompleto successo

Si utilizza spesso la chirurgia dei turbinati anche in pazienti in trattamento con la ventilazione meccanica non invasiva (CPAP): infatti migliorando lo spazio respiratorio nasale, la CPAP può essere tarata a pressioni di utilizzo minori con un maggior gradimento da parte del paziente.